Cina

Le 5 maggiori soprese durante il mio soggiorno a Pechino

Oltre ai soliti luoghi comuni (spesso negativi) che si sentono su Pechino ed i cinesi, conoscevo ben poco sulla città ed i suoi abitanti prima del viaggio. Certo, avrei saputo nominare i principali luoghi di interesse come Piazza Tienanmen, la Città Proibita o la Muraglia Cinese, ma non avrei potuto aggiungere molto altro. Ed invece come spesso accade, è quando le aspettative sono basse che si apprezza maggiormente ciò che si incontra.

Pechino è stata quindi una piacevole scoperta: ho infatti trovato una città dalle molteplici sfaccettature, pulitissima, organizzatissima e con un patrimonio storico-culturale di alto livello. E che dire dei cinesi? Poco o nulla a causa di evidenti barriere linguistiche e culturali…tuttavia non sono mancate le soprese: per la prima volta da quando viaggio nessuno ha infatti cercato di vendermi qualcosa o mostrato il minimo interesse nei miei confronti!

Proprio perchè il viaggio a Pechino è stato una continua sorpresa, ho voluto riassumere luoghi, comportamenti e curiosità che mi hanno colpito di più nel corso del mio soggiorno:

1) HUTONG: chi avrebbe scomesso che questi quartieri tradizionali sarebbero riusciti a non farsi inghiottire dallo sviluppo frenetico della Pechino moderna? Nonostante il loro numero si sia drasticamente ridotto negli ultimi decenni, gli hutong continuano tuttora ad esistere grazie all’intervento del governo che ha deciso di proteggerli affinchè non scomparissero del tutto. Formati da conglomerati di viuzze lungo cui si affacciano le tipiche abitazioni basse a corte (siheyuan), gli hutong rispecchiano appieno le contraddizione della struttura urbana odierna di Pechino in cui edifici tradizionali si trovano a fianco a fianco con opere architettoniche di stampo occidentale. La costruzione degli hutong risale al periodo dinastico in cui si usava costruire case attorno a pozzi: hutong deriva infatti dalla parola mongola hottog che significa appunto pozzo. Il modo migliore per scoprire gli hutong è di perdersi al loro interno, osservare gli abitanti locali e lasciarsi prendere da un ritmo di vita molto più umano rispetto a quello convulso del centro di Pechino. Tra gli hutong più rinomati ci sono Gulou, Nanlouguxiang, Wudaoying

2) MUSEO NAZIONALE: se riesci ad inserire un museo nel tuo itinerario a Pechino, punta con decisione su di esso; il Museo Nazionale è infatti il santuario supremo della cultura cinese e racchiude importanti testimonianze artistiche dei suoi 5000 anni di storia. Il padiglione che mi è piaciuto di più – e al contempo quello che con maggiori spiegazioni in inglese – è dedicato all’esposizione permanente chiamata «The Road to Rejuvenation» che ripercorre la storia del paese dal 1840 sino ai giorni nostri e mette in risalto il glorioso percorso della nazione che –  facendo leva sul socialismo con caratteristiche cinesi – è diventata una potenza mondiale. Per ulteriori informazioni sul museo (orari di apertura, regole, esposizioni, servizi etc..) clicca qui. La stazione della metro più vicina è Tienanmen East (linea 1): l’entrata del museo (ingresso gratuito) si affaccia su Chang’an Avenue mentre l’uscita su Tienanmen.

3) STREET-FOOD: i cinesi sono dei veri e propri appassionati di cibo di strada ed hanno l’abitudine di mangiare a qualsiasi ora, spesso in piedi o camminando. Se sei curioso e vuoi scoprire nuovi sapori, è quasi impossibile non farsi contagiare dal loro entusiasmo. Tra gli street-food più diffusi segnalo: spiedini di frutta candita, trippa bollita, spiedini di pollo e maiale, dumpling bolliti ripieni, seppie fritte, tentacoli di polipo grigliati, noodles, pudding. Tra i cibi meno comuni ci sono invece spiedini di insetti e scorpioni oppure serpenti fritti (entrambi tipici del quartiere di Wangfujing), gamberetti piccanti e speziati (specialità della strada «dei fantasmi», Guijie), spiedini di montone e pecora (prerogativa del quartiere musulmano Niujie). Attenzione però ai rischi di intossicazione alimentari, sempre in agguato quando si mangia per strada in paesi dove le norme igieniche sono ben diverse da quelle a cui siamo abituati.

4) LA VARIETÀ ETNICA: basta farsi un giro in metropolitana o per le affollate strade di Pechino per rendersi conto di quanto il luogo comune occidentale secondo cui tutti i cinesi sarebbero uguali non abbia assolutamente senso. Oltre agli Han, il gruppo etnico predominante a cui appartiene circa il 90% della popolazione, in Cina ci sono infatti ben 55 minoranze etniche distribuite eterogeneamente sul territorio ed ufficialmente riconosciute dal governo. Le due minoranze storicamente residenti a Pechino sono gli Hui – comunità musulmana sviluppatasi attorno alla moschea di Ox Street – ed i Manciù, originaria della Manciuria, una regione nel nord-est della Cina.

5) TEMPO TRASCORSO CON IL TELEFONINO: ammettiamolo, siamo oramai tutti dipendenti dal nostro cellulare ma fortunatamente non ai livelli di ciò che ho visto a Pechino. Le miei impressioni sono state confermate facendo delle ricerche online in cui ho scoperto che secondo i dati raccolti da Statista nel 2017, i cinesi sono secondi nel mondo per il tempo trascorso sullo smartphone (circa 3 ore al giorno). Il problema del phubbing (un neologismo inglese formato da phone + snubbing che indica l’atteggiamento di chi trascura le persone accanto a sé in favore del proprio telefono) è talmento serio che le autorità governative hanno lanciato campagne pubblicitarie per invitare la popolazione a diminuire l’uso dello smartphone.

E tu da cosa sei stato sorpreso durante il tuo soggiorno a Pechino?

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