Indonesia

Le 5 maggiori delusioni del mio itinerario tra Bali, Gili e Lombok

Dopo aver trattato dei luoghi che mi hanno colpito di più tra Bali, Gili e Lombok, ecco una rubrica dedicata invece a quelli che mi hanno deluso di più: forse il tanto spazio a loro consacrato nella guida turistica aveva ingigantito le mie aspettative, ma fatto sta che la realtà si è rivelata di gran lunga inferiore alle attese. Parlerò inoltre di uno dei problemi principali dell’arcipelago indonesiano (l’inquinamento da plastica) e della condizione di un animaletto sfruttato per produrre un tipo speciale di caffè. Premetto che questa lista ha carattere strettamente personale.

1) UBUD (Bali): sarà forse stato per il gran numero di turisti, il caldo afoso o l’atmosfera che rispetto a Sideman (da dove arrivavamo) aveva ben poco di autentico, ma a noi Ubud non è proprio piaciuta, troppo commerciale e caotica. Nemmeno la lussureggiante campagna circostante, rinomata per le sue terrazze di riso, è riuscita a fare breccia nel nostro cuore, forse perchè avevamo già avuto modo di ammirarla in precedenza sia a Lombok (valle di Sembalun) che a Bali (Sideman). Il nostro giudizio sarebbe stato probabilmente diverso se avessimo visitato Ubud all’inizio del nostro viaggio, quando Bali era ancora tutta da scoprire, ma avendola vista alla fine dell’itinerario, Ubud non ci ha trasmesso nulla di nuovo o di imperdibile che valesse la pena trascorrerci più della mezza giornata che ci abbiamo passato.

2) KUTA (Bali): capitale del turismo di massa a Bali, Kuta è come Ubud il luogo ideale per chi vuole trascorrere una vacanza in una meta esotica senza però abbandonare i confort del proprio paese d’origine. Insieme alle vicine Tuban, Legian e Seminyak, Kuta è una striscia di sabbia e asfalto su cui si affacciano complessi alberghieri, negozi dei principali brand mondiali e locali alla moda che a loro volta nascondono stradine laterali trasandate disseminate di mercatini. Caotica, rumorosa e frenetica, Kuta è molto spesso il primo luogo in cui soggiornano i turisti appena arrivati a Bali, vista la sua prossimità con l’aeroporto di Denpasar. Il mio consiglio: restaci se vuoi prendere lezioni di surf (le onde sono infatti perfette per i principianti) o trascorrere una vacanza all’insegna del divertimento notturno, altrimenti fai una toccata e fuga perchè Kuta non ha molto altro da offrire.

3) GILI AIR: l’unica Gili che abbiamo visitato, Air ci ha deluso per il fatto che pur essendo un’isola, i fondali sono bassi e le spiagge concentrate nell’est dell’isola mentre la costa occidentale è principalmente rocciosa e maggiormente soggetta alle maree. E’ vero che a poca distanza ci sono barriere coralline che offrono condizioni interessanti per lo snorkeling, ma queste possono essere raggiunte solo con escursioni guidate. Per il resto, le dimensioni ridotte di Gili Air fanno sì che si possa girare rapidamente a piedi o in bicicletta e quindi il mio consiglio è di trascorrerci un giorno per poi raggiungere le altre due Gili (Trawangan o Meno) oppure Lombok. Detto questo, l’atmosfera che si respira a Gili Air è piacevole,  una via di mezzo tra la chiassosa Trawangan e la tranquilla Meno.

4) PLASTICA (ovunque): l’unico aspetto incontestabile tra quelli esposti in questo articolo è legato alle tonnellate di plastica che disseminano fossi e corsi d’acqua riversarsandosi poi in mare e sulle spiagge durante la stagione delle piogge. Oltre all’incuria dei turisti che consumano plastica in quantità industriale, questo problema è anche dovuto all’indifferenza degli abitanti locali, a cui le nozioni di riciclo o di ecologia sembrano essere sconosciute. L’invasione della plastica è tale che Bali ha dovuto dichiarare uno stato di emergenza rifiuti a fine dicembre 2017.

5) KOPI LUWAK (Bali): il kopi luwak è un tipo di caffè prodotto con bacche ingerite, parzialmente digerite e defecate da un piccolo mammifero originario del sud-est asiatico, la civetta delle palme comune. Inizialmente le bacche venivano recuperate dagli escrementi di civette allo stato brado,  ma in seguito all’aumento dell’interesse (e di conseguenza del prezzo, che ha persino raggiunto le 50 sterline alla tazzina) per il kopi luwak, i produttori hanno deciso di catturare questi animaletti imprigionandoli in gabbie e nutrendoli forzatamente con bacche di caffè. Le condizioni delle civette (come si può vedere dalla foto di copertina, scattata in una fattoria nei pressi di Gyanar) suscitano molti interrogativi, per cui astieniti se possibile dall’acquistare il kopi luwak.

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