Kirghizistan

Itinerario a piedi nel centro di Bishkek, la capitale del Kirghizistan

Fondata nel 1825 con il nome di Pishpek, la capitale kirghiza fu rinominata Frunze nel 1926 in onore dell’omonimo leader militare che vi era appunto nato. In seguito all’indipendenza del paese nel 1991, Frunze divenne Bishkek, nome che alcuni esperti ricondurrebbero allo stantuffo di legno usato per sbattere il latte di giumenta utilizzato nella preparazione del kumis, una bevanda molto popolare nei paesi dell’Asia centrale.

Il centro di Bishkek che si estende tra Frunze Street e Chuy Avenue è facilmente percorribile a piedi. Il punto di partenza è l’estesa piazza Ala-Too, il cui nome – che si traduce letteralmente in “montagne maestose” – fa riferimento al carattere montuoso del territorio del Kirghizistan. Al suo centro si trova un piedistallo con la statua dell’eroe nazionale Manas che secondo la leggenda avrebbe unito 40 tribù sconfiggendo gli invasori Mongoli: la loro importanza è tale che il sole al centro della bandiera kirghiza consiste appunto di 40 raggi e che – a detta di alcuni storici – Kirghizistan significherebbe il paese dei quaranta .

Alle spalle della statua di Manas si trova il museo della storia – chiuso al momento della mia visita (marzo 2018) causa lavori di ristrutturazione – dietro cui si affaccia una statua di Lenin che durante il periodo sovietivo troneggiava sull’Ala-Too al posto di quella di Manas. Tutto intorno si possono scorgere i principali edifici governativi del paese, come il parlamento, la corte suprema e numerosi ministeri.

Al di là di Chuy Avenue Ala-Too forma un ampio spazio racchiuso tra due imponenti edifici porticati che viene di solito utilizzato per adunate e celebrazioni. Il monumentalismo della piazza principale di Bishkek è completato da un’enorme asta portabandiera sorvegliata da due guardie che si danno il cambio ogni due ore seguendo un rituale ben preciso a cui abbiamo assistito con curiosità in compagnia dei pochi turisti presenti.

Come tutto il paese, Ala-Too dà il meglio di sé con il bel tempo quando gli spazi verdi circostanti – quali il parco Panfilov con la sua caratteristica ruota panoramica ed il parco della Quercia con le sue novanta sculture – sono pieni di fiori e risuonano dello zampillio delle fontane.

A me Bishkek è piaciuta: monumentale come la maggior parte delle grandi città dell’ex Unione Sovietica, frizzante come la sua giovane popolazione, multiculturale come la storia del paese, piena di simboli che rimandano alle tradizioni nomadiche ancestrali o all’epoca sovietica e che si scontrano con la voglia matta di avvicinarsi all’occidente, insomma una capitale dove si avverte concretamente la velocità con cui sta avvenendo la transizione tra passato e futuro.

Per finire un consiglio pratico su dove mangiare: da assolutamente provare uno dei sei NAVAT sparsi per la città, ristoranti con decorazioni tipiche kirghise e piatti che spaziano dalla cucina locale a quella internazionale. Noi ci siamo stati due volte, mangiando benissimo a dei prezzi molto ragionevoli sia per la qualità del servizio che quella del cibo.

  • Il cartello di ingresso a Bishkek

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