Kirghizistan

Cosa vedere sulla costa settentrionale del lago Issyk Kol: il mio itinerario da Bishkek a Karakol

Lago più famoso del Kirghizistan insieme al Song Kol, l’Issyk Kol presenta alcune specificità che lo rendono un’appetita meta turistica:

  • accessibile tutto l’anno senza bisogno di veicolo 4×4
  • secondo lago di montagna più esteso al mondo dietro al Titicaca
  • non si ghiaccia mai a causa della salinità delle proprie acque
  • è alimentato da circa 100 immissari senza che da esso fuorisca alcun emissario
  • secondo alcuni storici fu l’epicentro da cui si diffuse la peste nera che causò milioni di vittime nel XIV secolo
  • è stato luogo di collaudo di sottomarini e mezzi anfibi durante il periodo sovietico.

Noi lo abbiamo girato nel marzo 2018 in tre giorni da est ad ovest est utilizzando Bishkek come punto di partenza ed arrivo, vedasi itinerario sotto.

In provenienza dalla capitale, la prima città che si trova lungo la costa settentrionale è Balykchy – punto di partenza del traffico commerciale su strada con la Cina che ripercorre le orme della famosa Via della Seta – la quale però non presenta nessuna attrattiva turistica. Tra quest’ultima e Bishkek, nei pressi di Tokmok, si trova invece uno dei monumenti più interessanti di tutto il Kirghizistan, la torre di Burana, parte dell’antica Balasagun, un insediamento fondato alla fine del IX secolo dalla dinastia turca dei Karakhanidi e di cui restano appunto solo la torre (alta  25 metri), le vestigia di tre mausolei ed i balbal, stele di pietre su cui sono state scolpite figure umane stilizzate.

Proseguendo in direzione est abbiamo poi fatto tappa a Tamchy, un piccolo villaggio di campagna che si anima d’estate quando viene preso d’assalto da vacanzieri provenienti principalmente dalle regioni limitrofe. Durante la nostra visita, la spiaggia era completamente deserta ad eccezione di qualche bambino e di svariate pecore che brucavano indisturbate in riva alle trasparenti acque del lago. A differenza delle vicine Koshkol e Cholpon Ata, a Tamchy non sono stati costruiti hotel o sanatori durante il periodo sovietico, quindi si alloggia da privati (come abbiamo fatto noi) oppure in piccole pensioni.

Cholpon-Ata, a 40 km da Tamchy, si trova un sito di petroglifi all’aperto che vale la pena vedere. Più piccolo e soprattutto meno curato (il percorso è ad esempio mal segnalato, i cartelli che indicano le rocce con le incisioni sono in cattivo stato di conservazione e spesso solo in russo) rispetto all’omologo kazako di Tamgaly, esso custodisce circa 2000 incisioni rupestri – raffiguranti principalemente animali come cervi e leopardi – che si ritiene fossero parte integrante di un tempio all’aperto dove si veneravano il sole e gli altri corpi celesti.

Essendo stata all’epoca dell’URSS una rinomata meta di villeggiatura, Cholpon-Ata dispone tuttora di numerose strutture turistiche che fungono da “villaggio olimpico” durante i giochi mondiali delle popolazioni nomadi, un evento dedicato agli sport etnici praticati in Asia Centrale che vi si è appunto svolto per le prime tre edizioni (2014, 2016 e 2018). Nel tratto di 145 km da Cholpon-Ata a Karakol, non ci sono particolari elementi di interesse ad eccezione di alcune piscine termali all’aperto.

La seconda parte dell’itinerario (da Karakol a Bishkek) lungo l’Issyk Kol è disponibile qui.