Albania

Cosa vedere a Tirana in mezza giornata: il mio itinerario a piedi

Cosa c’è di meglio per un appassionato viaggiatore che cominciare il nuovo anno esplorando una nuova città? Il primo giorno del 2018 l’ho infatti festeggiato così, visitando Tirana, la capitale dell’Albania. Non avendo fatto i bagordi per Capodanno (ormai siamo troppo vecchi 🙂 ) io ed i miei genitori ci siamo alzati di buon ora e ci siamo avventurati per le vie di una Tirana che ancora doveva risvegliarsi dalla notte più lunga di tutto l’anno.

Il nostro itinerario a piedi ha avuto come punto di inizio e di arrivo l’iconica piazza Scanderberg, fulcro non solo di Tirana ma di tutto il paese, da cui partono ampi viali che conducono ai quattro angoli della capitale. Lungo uno di questi, il Bulevardi Dëshmorët e Kombit, si trovano i principali luoghi di interesse della capitale, come la piramide, la piazza Madre Teresa di Calcutta, l’esclusivo quartiere Blloku nonchè numerosi edifici pubblici, tutti facilmente accessibili a piedi (vedi mappa sotto).

Con i suoi cinque ettari di superficie, Piazza Scanderberg è tra le più estese al mondo e racchiude quattro luoghi simbolo:

  • La statua equestre di Scanderberg che riuscì a respingere l’avanzata dell’impero Ottomano per ben due decenni guadagnandosi così i galloni di eroe nazionale
  • La torre dell’orologio, che segna l’ora a Tirana dal 1822 e che forma un unico complesso architettonico con la Moschea di Et’hem Bey, completata nel 1823 ed uno dei pochi edifici religiosi ad aver evitato la distruzione o la riconversione durante il regime comunista di Enver Hoxha che pronava l’ateismo di stato.
  • Il museo storico albanese, il cui ingresso è sormontato da un gigantesco mosaico che rappresenta il popolo albanese nelle varie fasi della storia

A poca distanza dalla piazza si trova il parco Rinia, uno dei più importanti della capitale, costruito durante il periodo comunista e rivitalizzato come la maggior parte della città negli anni 2000. Il paradosso di questo parco – che sin dalla sua fondazione è stato uno dei luoghi di ritrovo preferito per gli abitanti di Tirana – era di trovarsi a ridosso del quartiere Blloku (il fiume Lana funge da linea di demarcazione) che durante il regime di Hoxha era invece una zona residenziale riservata ai membri del Politburo con divieto di accesso per gli albanesi ordinari. Dalla caduta del regime, il viso del quartiere è radicalmente cambiato trasformandosi in una zona residenziale giovane e dinamica in cui nuovi progetti edilizi e locali alla moda stanno poco a poco soppiantando le vecchie dimore governative, tra cui però resiste quella di Hoxha, oramai diventata un’icona turistica.

Un monumento che passa difficilmente inosservato è la mastodontica piramide di Tirana, costruita nel 1988 per servire da mausoleo di Hoxha. Simbolo del passato comunista dell’Albania e quindi pubblicamente osteggiata in seguito alla caduta del regime, la piramide è però tuttora in piedi e sarà presto trasformata in un centro multifunzionale per i giovani incentrato sulla creatività e le start-up.

Alla fine del Bulevardi Dëshmorët e Kombit si trova piazza Madre Teresa,  dedicata ad una delle personalità albanesi più conosciute nel mondo. L’ampio spazio pedonale della piazza, circondato da importanti edifici come l’università di Tirana e il museo archeologico nazionale, viene principalmente usato per concerti ed altri eventi.

Questa mezza giornata di visita non poteva che concludersi con un delizioso pranzo a base di arrosto di tacchino con pershesh (contorno fatto con pane kulaç non lievitato, menta, aglio e cipolla), il piatto tipico albanese di Capodanno, con cui sono riuscito a spiegare l’imponente presenza di tacchini vivi in vendita lungo le strade di campagna che ci ha accompagnato durante tutta la nostra permanenza nel paese delle aquile 🙂 .

Il tempo trascorso a Tirana è stato poco ma questo itinerario mi ha comunque permesso di vedere i principali monumenti della capitale e di farmi un’idea delle contraddizioni tra modernità e vestigia del doloroso passato comunista che permeano il suo tessuto urbano.

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