Tanzania

United Colors of Tanzania: la popolazione locale come risorsa turistica

Jambo, Mambo, Karibu  rispettivamente Ciao, Salve come va, Benvenuto in swahili  sono per molti il ritornello della propria vacanza in Tanzania, specialmente a Zanzibar. Salutare e chiedere come va è infatti parte integrante della cultura locale e si è spesso sorpresi nel constatare l’importanza che tali convenevoli rivestono nella vita quotidiana. Quindi, mai chiedere qualcosa ad interlocutore tanzaniano senza prima aver proferito le paroline magiche Jambo, Mambo a cui invaribilmente si otterrà Poa Poa (bene, bene) come risposta.

Passeggiando per le trafficate e polverose strade di Dar Es Salaam oppure sulle lunghe spiagge di sabbia bianca di Zanzibar si entrerà in contatto con una miriade di procacciatori di affari che cercheranno di venderti escursioni, portarti la valigia, farti entrare nelle loro botteghe di souvenir o salire sul loro tuk-tuk. Anche se alla lunga diventa faticoso non poter percorrere 50 metri senza che qualcuno non cerchi di rivolgerti la parola, si è ben presto contagiati dal buonumore, dal modo di fare Pole Pole (lento lento) e dall’immancabile sorriso degli abitanti locali. Gli hapana asante (no grazie) di cui ci si dovrà spesso servire sono generalmente ben recepiti al primo tentativo senza bisogno di troppo insistere, con il procacciatore di turno che sovente si congederà con l’altra espressione chiave della cultura locale, Hakuna Matata (nessun problema).

  • Bell'incontro sorridente durante il tour delle spezie a Zanzibar

Questo modo di vivere rilassato e pacato è il risultato della politica di Ujamaa (famiglia estesa) applicata dal primo presidente della Tanzania, Julius Nyerere, il quale è riusciuto a far convivere in pace gli oltre 100 gruppi tribali (ai quali vanno aggiunte le comunità di origine indiana e persiana stabilitesi qui nel corso dei secoli) esistenti nel paese dando così alla nazione una stabilità spesso sconosciuta ai suoi vicini.

Il gruppo etnico più facilmente riconoscibile sono i Masai: alti, slanciati e vestiti con i tradizionali abiti rossi, sono soliti trascorrere svariati mesi sulle spiagge di Zanzibar per vendere prodotti di artigianato provenienti dalle regioni di Arusha e del Kilimanjaro, di cui sono originari. Sorridenti, curiosi e spesso a loro agio con l’italiano, i Masai amano chiaccherare e mescolarsi con i turisti, come visibile sull’immagine di copertina.

Indipendentemente dalla loro origine, i tanzaniani non possono lasciare indifferenti: gentili, ospitali e fieri di far conoscere le proprie tradizioni, essi costituiscono una delle principali risorse del paese, un affascinante mix di culture, religioni e provenienze forgiato in un coeso spirito nazionale dal mwalimu (maestro) Nyerere.