Georgia

Escursione in 4×4 alla Chiesa della Trinità di Gergeti, uno dei luogo simbolo della Georgia

Sono le ore 16 quando, dopo tre ore e mezza di macchina sulla Military Highway impreziosite da maestose cime innevate e magnifici paesaggi alpini, arriviamo a Stepantsminda (precedentemente nota con il nome di Kazbegi), la porta d’accesso ai rilievi montuosi della catena del Gran Caucaso.

Ci fermiamo sulla piazza principale – lungo la strada che porta al confine con la Russia (distante 15 km) – per chiedere informazioni sull’ubicazione della nostra guesthouse e siamo immediatamente sorpresi dalla cordialità ed ospitalità degli abitanti del posto: la persona a cui mi rivolgo telefona infatti al proprietario che ci viene a prendere in un batter d’occhio. Nemmeno il tempo di posare i bagagli che ci dirigiamo di nuovo in piazza, da cui si intravede la minuscula silhouette della Chiesa della Trinità di Gergeti arroccata a 2200 metri di altezza sulla cima di una ripida montagna.

Una schiera di potenti 4×4 sono in attesa di turisti da portare alla chiesa, che dista 6,5 km da Stepantsminda. Il primo autista a venirci incontro è Badri, che propone di portarci a Gergeti con partenza immediata alla cifra di 60 GEL (19 EUR). Accettiamo senza indugi anche perchè restano solo due ore prima del tramonto e non vogliamo correre il rischio di perderci questa imperdibile attrazione per cui abbiamo fatta tanta strada da Tbilisi. Conosciuta anche con il nome di Tsminda Sameba, Gergeti fu costruita nel XIV secolo ed è uno dei simboli della Georgia: si racconta che nei momenti di pericolo le reliquie di Mtskheta e la croce di San Nino vi venissero messe al sicuro per via della sua inaccessibilità. Nel 1988 i russi costruirono una funivia con una fermata vicino alla chiesa, ma i georgiani la distrussero poco dopo perchè deturpava il paesaggio. Di conseguenza, la chiesa si può raggiungere da Stepantsminda solo in 4×4 oppure a piedi con un trekking di un’ora e mezzo tra i boschi.

  • Scorcio della strada militare georgiana

Dopo 30 minuti di sbalzi e saliscendi su una terribile strada sterrata che costeggia il dorso della montagna raggiungiamo infine Gergeti: lo sforzo è subito ripagato poichè ci sembra di poter toccare con mano gli oltri 5000 metri del monte Kazbek che la sovrasta. Siamo i soli visitatori e ci sentiamo ancora più piccoli ed isolati in questo luogo che – per l’immensità del paesaggio – incute una profonda sensazione di pace. Alcuni monaci ci vivono tuttora e il mio primo pensiero è come si devono sentire in inverno quando la neve cade abbondante e che la strada di accesso è impraticabile….che solitudine! Badri ci aspetta pazientemente mentre in mezz’ora visitiamo il complesso monastico ed ammiriamo i panorami mozzafiato circostanti. Al ritorno in piazza, ringraziamo il nostro autista per un’esperienza indimenticabile e prendiamo congedo con una forte stretta di mano ed un caloroso «Do svidaniya»!

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